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Da oggi alcune illustrazioni sono disponibili su Society6, dove è possibile acquistarle anche stampate su oggetti come magliette, tazze e taccuini.

 

 

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PENSIERO VAGABONDO

Stanotte ha piovuto.

La mattina è spazzata da un vento freddo che mi gela i piedi nelle ciabatte quando esco in terrazza a fare colazione; i prati, gli alberi e poi le rocce delle montagne più alte a un palmo dal naso. Questa decina di metri quadri in assi di legno ingrigito dalla vecchiaia l’avevo calpestata anche la sera precedente, prima che piovesse, scrutando il cielo in una notte avara di stelle, nascoste da un foglio di nuvole bucato in un angolo solo dalla luna per qualche istante. Oggi però c’è un bel sole e allora fanculo, metto una felpa e le scarpe e vado a sudarci dentro lungo la salita dietro al paese. L’aria punge e mi sveglia, il profumo del bosco lo sento più forte man mano che il respiro si fa più profondo e frequente. Cammino tanto, lo spazio fra gli alberi aumenta, il paesaggio si apre e riesco a vedere il lago sotto di me.

Fa più caldo ora, tolgo la felpa e mi fermo a osservare il sole che spunta dalle nuvole e arriva sulle piccole onde, tinge di diverse tonalità di verde gli alberi che coprono le montagne sulle sponde, accende di rosso i tetti delle case e mi trovo nel mezzo di uno di quei momenti che mi pigliano a volte per la collottola, sbattendomi in giro e prendendomi a sberle mentre mi dicono: “lo vedi quanto è bello, brutto imbecille?” 
In realtà devo ancora decidere se è più stupido farsi prendere da momenti di questo genere, o non accorgersi e tirare dritto. Magari chiederselo è ancora più da demente.

Insomma ero appena stato preso per la collottola e a schiaffi quando, da una curva del sentiero, spunta questa creatura bruna con gli occhi rivolti a un Samsung colossale che fatica a starle in una mano, capelli mossi e tenuti al naturale che le cadono sulle spalle con una ciocca a coprire metà viso e più in basso un fisico asciutto infilato un paio di shorts verde scuro, una camicetta azzurra a quadri e delle scarpe da ginnastica. 
Io sono appoggiato a una staccionata più in basso di lei e alle sue spalle c’è solo un azzurro senza contorni ne memoria delle nuvole notturne. Tento di spremere la violenza di queste belle sensazioni in un succoso timbro vocale.

– ‘Giorno! Le dico sorridendo

– Ci sono mica Pokemon da dove arrivi? Mi risponde.

-MDZ-